INTERVIEW LAURA APARICIO DIALOGO TRA MONDI

La moda di Laura Aparicio è frutto di un avvincente retta creativa: Bogotà – Milano. La Colombia da cui proviene la rende una giovane promessa della moda latino-americana, Milano le ha dato l’opportunità di confrontarsi con una cultura diversa, stimolandola, e di entrare in contatto con un brand del lusso come Aquilano.Rimondi, per cui ha lavorato prima di fondare il suo marchio.

Nascono così ricercati pezzi contemporary che nascono dalla fascinazione per l’arte e l’architettura, dai tagli rigorosi, con l’imprinting made in Bogotà.

Come ti sei avvicinata alla moda? Cosa ti ha attratto verso questo settore?

Da quando ero piccola mi piaceva giocare con i miei vestiti, tagliarli, sperimentare, ma senza sapere che questo sarebbe stato il lavoro che un giorno avrei scelto. Quindi potrei dire che il primo vero approccio al mondo della moda è stato quando avevo 12 anni: il mio primo viaggio in Europa mi ha aperto gli occhi e ho scoperto il mondo dei tessuti e la moda femminile. Ho sempre avuto una grande affinità alle cose particolari. Questo primo approccio è stato determinante nella scelta che ho preso a 18 anni di venire a studiare a Milano.

 Come recepisci la cultura occidentale?

Una cultura di contrapposizioni, tradizione e diversità.

 Quali sono state le maggiori sfide nel diventare una fashion designer?

La paura di iniziare qualcosa di mio e l’incertezza nel seguire la mia intuizione. Sviluppare una grande capacità di adattamento al cambiamento, oltre ad essere preparato ad agire correttamente in situazioni inaspettate.

Cosa ti affascina in questo periodo?

Il mondo dei film di Almodovar.

La più grande lezione che la moda ti ha insegnato?

Credere in me stessa e cercare la mia identità. Avere degli obiettivi chiari, visualizzarli e cominciare a creare. Quando hai la passione per ciò che vuoi ottenere, le cose semplicemente funzionano.

Quali strategie ti hanno aiutata nel raggiungere il successo che meriti?

Essere curiosa e avere la determinazione negli obiettivi, visualizzarli e avere pazienza, perché i risultati richiedono tempo.

Qual è l’aspetto più appagante del tuo lavoro?

Il viaggio all’interno del processo creativo. Mentre i concetti vengono plasmati e le idee prendono forma. Mi piace entrare in questo mondo di tessuti e disegni. Ciò che più mi ispira durante la progettazione è il dialogo tra il mondo dell’arte, l’architettura, le mie esperienze e il modo in cui queste idee fluiscono.

La tua ultima collezione primavera/estate si ispira all’arte di Picasso. Perché proprio lui?

Picasso voleva essere originale e sapeva che per ottenerlo doveva dimenticarsi del dipinto quando dipingeva, dimenticarsi di tutte le regole apprese sulla bellezza e da lì cominciò a capire la composizione. Così mi sento quando ho una matita in mano e devo creare ogni volta un nuovo mondo di idee, colori e forme. Cerco di rappresentare la singolarità di ogni creazione e capire la sua sostanza e vedere che le cose al di là delle loro apparenze hanno una storia da raccontare.

Il tuo prossimo grande obiettivo?

Arrivare lontano ed essere diversa dagli altri. Posizionare il marchio nel mercato internazionale per la qualità, il design e la sperimentazione del prodotto. Creare anche un cambiamento nella mentalità delle donne e portarle a percepire la moda con una visione molto più concettuale e artistica.


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